dic 9, 2009
Augmented reality tra mito e realtà # 2
L’idea di aggiungere valore alla realtà ha un potenziale molto ampio. Tanti sono i campi della realtà aumentata che tanto fanno parlare. Ci sono effettivamente i presupposti per ipotizzare un futuro davvero aumentato in cui ogni cosa avrà un tag, una descrizione ulteriore. Pensate anche solo come potrebbe evolversi questa tecnologia per un non vedente, oppure pensate ad internet non più sul proprio pc ma collegato ad ogni cosa, ogni oggetto rimanda ad ulteriori informazioni, tramite un device tipo telefonino oppure tramite occhiali appositamente studiati. Forse è fanta tecnologia o forse no.
In questo articolo cerchiamo di sottolineare alcuni punti di vista sulla realtà aumentata nel suo presente e in un suo futuro.
Ad esempio in questo interessante video si delineano le possibili intersezioni tra il digital marketing e la realtà aumentata
Il punto di vista di Gianroberto Casaleggio in generale sulla realtà aumentata:
Con il termine realtà aumentata o augmented reality, ci si riferisce a una realtà percepita, arricchita da contenuti digitali. Il termine risale a prima di Internet, a prima della diffusione di Internet, al 1990, quando un impiegato della Boeing inventò questo termine. La realtà cosiddetta aumentata è visibile ben dapprima da Internet e si può, per esempio, apprezzare da molti anni nelle scritte in sovrimpressione degli eventi sportivi, che comunicano informazioni aggiuntive a quello che è visto durante la trasmissione. Internet ha già da qualche tempo usato la realtà cosiddetta aumentata per integrare le informazioni più varie sulla realtà quotidiana, per esempio con la descrizione di negozi o la moltiplicazione delle attrattive turistiche, sempre più visibili su Google Maps. La diffusione e la moltiplicazione della realtà aumentata con applicazioni adesso non ancora neanche concepibili sono già in corso, con la diffusione del mobile e quindi dell’accesso continuo alla rete in ogni momento della nostra vita. La realtà aumentata sovrappone alla realtà percepita una o più realtà digitali: immaginate di camminare in una città e di voler conoscere la storia di un monumento che sta davanti a voi nella vostra lingua; sarà sufficiente guardare nel vostro devile mobile il monumento e la descrizione immediatamente scorrerà sotto l’immagine ripresa. Lo stesso, tra forse un decennio o forse prima, sarà possibile per qualunque persona di cui è conosciuta un’identità digitale che cammina per la strada e che potete riconoscere: per esempio, un politico o un attore sarà riconosciuto e descritto dal nostro device e in quel giorno, se partecipa a un evento, a una prima teatrale o a una conferenza, si potrà sapere se e dove incontrarlo. Il mondo dal punto di vista della realtà aumentata e di Internet è un indice e tutto quello che contiene può essere identificato, tracciato in tempo reale e associato a qualunque tipo di informazione o di azione desiderata. Per esempio, la mappatura geografica puntuale del pianeta, della maggior parte del pianeta, continua ad avvenire minuto dopo minuto e adesso, in poche ore, possiamo avere una fotografia precisa di ogni parte o quasi di ogni parte del pianeta. Pensiamo soltanto che nel 2006, per avere una situazione precisa per esempio di un disastro, oppure di un evento successo in qualche parte del mondo, bisognava aspettare qualche giorno. Immaginate anche di sfiorare un cartellone con una locandina di un film e di veder apparire non soltanto la descrizione del film, ma anche il cinema dove viene proiettato, quanto costa il biglietto e i posti a sedere e pagare con l’impronta del vostro dito, oppure digitando un codice. La realtà aumentata sarà sempre più con noi e sempre più intorno a noi. La maggior parte anche degli oggetti sarà collegata con Internet e potrà fornire e ricevere informazioni in tempo reale. Lo sviluppo della realtà aumentata sarà fortemente accelerato dalla possibilità, da parte degli utenti di Internet, di associare a essa le proprie esperienze e i propri contenuti, nella modalità che normalmente viene definita user generated contents. Un appunto digitale, una registrazione audio o un filmato possono essere legati in tempo reale, mentre passeggiamo, a qualunque aspetto della realtà e questo sta avvenendo adesso. Ci sono molte applicazioni Internet che operano già in base a questo concetto, che possono essere applicate al mobile, quindi alla nostra quotidianità: tra queste Go Walla, che è un sito che crea regali digitali sottoforma di immagini, chi si iscrive può collezionare questi regali, queste immagini se si trova in uno dei luoghi presenti sul sito di Go Walla e può lasciare lui stesso dei regali e delle immagini del sito per chi sarà in quella posizione fisica successivamente. Per esempio, mentre vi parlo a Milano ci sono già dei punti in cui Go Walla ha lasciato dei regali digitali, come per esempio il bar Magenta in questo momento, o Corso Vittorio Emanuele. Altri esempi della realtà aumentata forniti dal mobile sono Layar, che consente di creare immagini tridimensionali nel video o nelle fotografie e associare queste immagini, quindi creare una nuova realtà rispetto a quella percepita. Oppure un altro esempio è Junaio, che integra qualunque tipo d’immagine, video o foto con la realtà ripresa dal proprio device mobile e crea nuove realtà, che possono essere facilmente condivise su Facebook o su altri social media in tempo reale.
Ci sono poi delle applicazioni mobile di un’utilità forse maggiore, come la riconoscibilità del codice a barre di un qualunque prodotto: avvicinando al device, facendo una fotografia del codice a barre possiamo sapere quale è il valore di quel prodotto non solo in quel negozio, ma per esempio il valore di quel prodotto in altri negozi, il minore costo possibile, eventualmente anche i commenti degli utenti che hanno già acquistato quel prodotto e altre informazioni. Internet sta entrando pesantemente nella realtà quotidiana, la sta aumentando, nel senso che sta creando informazioni intorno e dentro la realtà quotidiana e la sta anche modificando sotto i nostri occhi.
In questo esempio invece si delinea un’idea embrionale di realtà aumentata a livello di formazione.
Citando robertoventurini.blogspot.com che evidenzia altri interessanti esempi:
Gli esempi, ancora embrionali ci sono già, diciamo che iniziamo a sapere come si potrebbe fare; come spesso capita il problema è nel metabolizzare questa nuova tecnologia da parte dei comunicatori e soprattutto da parte dei clienti. E in quest’area il problema più grosso è spesso definire le aspettative di quali possono essere i ritorni da un investimento di comunicazione in queste nuove forme. Un ritorno che non può essere misurato a tonnellate di contatti, ma che deve essere valutato in termini di conversazione, di percezione, di viralizzazione, di interazione con la marca (sempre, beninteso, con il fine ultimo di vendere prima o poi i prodotti, se no a che pro spendere per non avere ritorni né a breve né a lungo?).
Un paio di buoni esempi sono Wikitude (c’è un video esplicativo) e Layar; applicazioni che hanno il potenziale di dare un valore aggiunto per l’utente e di inserire una comunicazione commerciale in modo non gratuito o forzatamente interruptive; anzi, di portare il messaggio dell’azienda a livello di contributo, di servizio. Lavorando per di più su di un target che per l’interesse del momento o la sua localizzazione geografica si presenta come un possibile cliente “caldo” e più facile da convertire, quindi interessantissimo per qualsiasi venditore. Per non parlare di quello che capiterà quando convergeranno l’augmented reality, il riconoscimento della figura umane, il videogioco… o quando sarà realtà il “Sixth Sense” del MIT. Applicazioni però, pur se funzionali, un po’ poco “glamorous”, scarsine da parlarne con gli amici megadirettori marketing per farsene belli. Concrete ma poco affascinanti – e non è un caso che quando si parla di augmented reality c’è sempre qualcuno che tira in ballo Minority Report (mea culpa, io per primo), che in realtà racconta più che altro un modo di accedere a delle informazioni, un’interfaccia che uno strato di valore su una normale realtà.
Eppure, ne sono convinto, sarà proprio la comunicazione geek a ereditare ampie fasce di persone che ragionano e interagiscono in modo diverso da quelli che la storia della comunicazione tradizionale ci ha insegnato ad adottare come metro di paragone per tutto. Sensibili sì al colpo ad effetto, all’attacco di sorpresa, alla trovata che strappa un sorriso. Ma molto più sensibili, specialmente nei mondi digitali, alla concretezza, al senso compiuto, all’impegno dell’azienda non a intortarli ma a diventare partner. Dando un valore. Ad esempio, aumentando la loro realtà.
Tentiamo una definizione
In termini accademici possiamo dire che l’idea è di sovraimporre strati di dati, informazioni sopra la realtà o sopra una sua visione attraverso un device tecnologico. Detta così, sfido qualunque neofita a capirci qualcosa e a immaginarsi cosa ce ne possiamo fare. Trovate un buon approfondimento sul blog di Mark Logan, se volete. Mettiamola così: proviamo a immaginarci un’immagine, una foto. O lo schermo del nostro supercellulare mentre inquadriamo un panorama o un oggetto. O la nostra webcam mentre inquadra la nostra bella faccia. E immaginiamoci che sopra questa visione della realtà come per magia compaia un qualcosa di generato artificialmente, che dia una “informazione” (in senso lato) aggiuntiva. Che aumenti quindi la realtà. Più o meno avete capito? Bene, ora qualche esempio pratico, ma non prima di aver dato un paio di caveat.
Se seguite un po’ il mondo della comunicazione digitale, vi sarete accorti che adesso l’augmented reality è di moda, anche se è già da un po’ che le tecnologie abilitanti sono disponibili. Come capita molto spesso in questo mondo che converge tra la tecnologia, la ricerca di buzz e la scarsità di idee forti, in larga misura l’augmented reality è stata usata per giochini creativi dalle gambe in fondo un po’ corte.
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Questo post è scritto da Umberto Fabbri










































