Quello che leggete quì è una discussione spontanea nata su friend feed sul futuro della pubblicità, rubato per voi. Il futuro della pubblicità? Internet. Le agenzie + snelle e dinamiche per poter competere con le opportunità/difficoltà che il grande mezzo metterà a disposizione.
Internet ha cambiato profondamente tutti i settori che ha toccato, è successo con la musica, è successo con il turismo, è successo con l’editoria, perchè dovrebbe essere diverso per la pubblicità? Lo so che alle agenzie non piace tutto questo, ma anche i produttori di carrozze non hanno gradito l’avvento dell’auto.
è un po’ ciò che è ermerso oggi nel convegno allo IULM – Maurizio Goetz
Attendo di capire cosa accadrà ai commercialisti – Commercialista da iPod
curiosa. e che risposte ci sono state a questa domanda emersa? – markettara
Non sono per niente d’accordo perché detta cosi sembra che “internet” ha cambiato qualcosa. E’ il digitale che ha cambiato e sta cambiando il mondo. Tutto quello che non è “potenza” può essere trasformato in numeri (anche i pulsanti e i deviatori), tutto quello che può essere trasformato in numeri può essere implementato in un microprocessore (che può essere “stampato” in miliardi di pezzi), tutto ciò che passa o esce da un microprocessore può essere inviato in una linea e quindi in Rete. Tu hai solo toccato una piccola parte “massacrata” dall’accoppiata Digitale/Rete. Il comparto della Fotografia ha preso una mazzata micidiale e vogliamo parlare dei meccanici sotto casa? Ci sono professionalità sparite per colpa del digitale. I Commessi dei Palazzi?? Una volta tutto passava per le loro mani e non poteva entrare una mosca senza il loro permesso. Adesso passa tutto in rete, nei corridoi ci sono sensori che individuano quelli non autorizzatti e le porte dei Boss hanno videocitofoni e negli ingressi i varchi fanno apparire le foto degli autorizzati. Nessuno è al sicuro con la potenza del calcolo e la velocità di banda e la capienza di archiviazione, neanche voialtri addetti ai lavori. (e c’era bisogno di fare un convegno per tutto questo??) – Yeridiani
in parte si Paolo, si è parlato di rischi e di opportunità del crowdsourcing, ma si è percepito che c’è comunque non dico un rifiuto, ma poca voglia di sperimentarlo in agenzia. Nonostante questo ho apprezzato molto le vostre critiche che ho trovato molto pertinenti – Maurizio Goetz
Daniela Ferrando ha fatto una bella sintesi che pubblicherò sul mio blog – Maurizio Goetz
Il Contest FWA People’s Choice Award 2009, che è stato votato da oltre 43.000 persone, ha dato il suo verdetto. Il sito vincente è Labuat, un video interattivo musicale.
Effettuare una ricerca su google senza scrivere, facendo semplicemente una foto a ciò di cui vogliamo avere ulteriori informazioni. Questo è solo l’inizio.
Sembra un prodotto fantastico, quello appena annunciato da Google, durante una presentazione al Museo della Storia del Computer di Mountain View, in California.
Molte le novità annunciate per un futuro non troppo prossimo:
un traduttore istantaneo vocale universale (che, ammettiamolo, fa molto Star Trek);
la possibilità di visualizzare gli articoli in vendita nei negozi vicini alla nostra posizione geografica nei risultati delle ricerche, o il suggerimento di termini specifici alla località in cui troviamo, in Google Suggest;
infine, ma assolutamente non da meno, arriva l’annuncio di Goggles, un programma per Android 1.6 e superiore, che consente di effettuare delle vere e proprie ricerche ‘per vista’.
In pratica, Goggles (che è già presente sul Market, come ‘Google Goggles‘), permette agli utenti di scattare una fotografia ad un’oggetto e utilizzarla per chiedere a Google di riconoscere l’oggetto e fornire quante più informazioni rilevanti possibili su di esso. Incredibile, eh? Date un’occhiata al video all’inizio di questo post, e anche a quello presente dopo il salto. Pare proprio che il futuro della ricerca su cellulare sia più ricco che mai!
Nella maggior parte dei casi le aziende che investono in internet lo fanno con maggiore propensione nello sviluppo di siti, di applicazioni per e-commerce, in design… tutti aspetti assolutamente fondamentali. Purtroppo se gli investimenti si fermano qui, tutti gli sforzi possono essere vanificati.
E’ necessaria una strategia più ampia che investa anche in tutto ciò che si vede meno, il posizionamento, le strategie di marketing, la cura dei contenuti e soprattutto essere trovati e sapere come si è percepiti nella rete. Tutti questi investimenti devono essere in proporzionali e ben equilibrati.
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Questo post è scritto da Umberto Fabbri
Numeratori “virali”, partner digitali, aste-online, diretta web di due giorni (11 e 12 dicembre) nel nome della partecipazione e dell’interattività.
E’ partita oggi la prima maratona web per finanziare la ricerca sulle malattie genetiche. Nell’anno della ventesima edizione della maratona televisiva, in onda dall’11 al 13 dicembre sulle reti Rai, la Fondazione Telethon lancia il nuovo sito e coinvolge tutti gli utenti della rete nella sua missione.
Con l’obiettivo, anche sul web, di far conoscere le malattie genetiche e le storie delle persone che ne sono affette, di dar conto degli importanti risultati della ricerca finanziata e, soprattutto, di farsi aiutare da chi oggi sta investendo su internet la sua professione e la sua passione.
Trovo molto interesante questo articolo tratto dal blog di Giovanna Cosenza che ha tradotto dall blog di B.L Ochman, affermata consulente newyorkese di internet marketing, un decalogo, mirato a sfatare alcune ingenuità che affliggono il chiacchiericcio mediatico (e aziendale e politico) sui social media.
«10 things social media can’t do» secondo B.L Ochman:
1. Sostituire una strategia di marketing. Una campagna su Twitter o un profilo Facebook per annunciare le migliori offerte settimanali della tua azienda non sono una strategia di marketing.
2. Avere successo se dietro non ci sono manager capaci di entrare in relazione col cliente. I social media richiedono disponibilità ad ascoltare i clienti, a entrare in relazione personale con loro, a fare cambiamenti in base al feedback che forniscono.
3. Essere visti come un progetto a breve termine. I social media comportano un impegno di innovazione e sperimentazione a lungo termine.
Azienda?
Attualmente in dm3 – digital media srl Roma (http://www.dm3.it)
Potresti riassumere in poche righe il tuo profilo professionale e il tuo lavoro.
Sono un art director e mi occupo di new business e strategie creative.
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Questo post è scritto da Umberto Fabbri