ott 28, 2009
Il crowdsourcing
Gianroberto Casaleggio ci spiega un interessante fenomeno: il crowdsourcing che pone l’intelligenza collettiva alla base della progettazione di prodotti e servizi in un futuro prossimo.
L’intelligenza collettiva è ormai parte dei modelli di business sia delle società emergenti che delle maggiori aziende di Fortune 500. Il fenomeno di cui parlo oggi si chiama Crowdsourcing, che è un neologismo che richiama il termine outsourcing: mentre in quest’ultimo caso ci si riferisce ad attività non legate al core business e esternalizzate dalle aziende al minor costo possibile, per Crowdsourcing s’intende un’attività legata al core business e la possibilità di acquisire nuove idee, oltre a suggerimenti e a critiche, sui propri servizi e prodotti da chiunque in rete, in cambio di un compenso, voglia contribuire.
A livello aziendale fenomeni simili al Crowdsourcing sono il Collettive Customers Commitment, anche chiamato CCC e il Mass Customization Collettive Customers Commitment, che tendono a integrare i clienti nell’innovazione del prodotto. Il termine Crowdsourcing è stato ideato da Jeff Howe su Wired nel giugno del 2006 ed è quindi relativamente recente, ma i suoi esempi di applicazione sono molto numerosi: il più interessante è la società Innocentive, che è stata fondata nel 2001 nel Massachussets per il mercato farmaceutico dal produttore Eli Lilly e mette in relazione dei ricercatori con le aziende del settore. Innocentive si è estesa a molti altri settori, oltre a quello iniziale e oggi dispone di 180.000 membri, tra cui molti scienziati. Il meccanismo è semplice: le organizzazioni espongono sul sito un particolare problema e valutano le soluzioni ricevute. Il costo aziendale d’iscrizione annua è di circa 100.000 dollari, oltre a un premio per ogni soluzione di successo per l’ideatore. Tra i 150 clienti di Innocentive vi sono società come Boeing, Dupont e Procter&Gamble. Ali Hussein di Innocentive ha dichiarato che viene introdotto un moltiplicatore alla ricerca e sviluppo, normalmente la percentuale di successo delle soluzioni proposte è del 12 /18%. Attraverso Innocentive la percentuale di successo sale al 35% e oltre. Per Karim Lakhani dell’Mit questo non rappresenta una sorpresa, in quanto il valore di reti come Innocentive è la diversità di background intellettuale dei partecipanti.
Oltre a Innocentive ci sono altri esempi di Crowdsourcing, come il Cambrian House per lo sviluppo di applicazioni software, oppure Amazon Mechanical Turk, un servizio di Amazon il cui nome deriva da un finto automa con un turbante, con all’interno una persona capace di battere i migliori scacchisti e poi altre due aziende vanno nominate, che sono High Stock Photo, che è un servizio di vendita di fotografie con decine di migliaia di fotografi amatoriali e Publish Inside Journalism della Minnesota Public Radio, che acquisisce conoscenza ed esperienze dirette dalle persone per trasmetterle. Insomma, il valore della conoscenza sta diventando fondamentale nello sviluppo delle aziende e della conoscenza in rete, chi può contribuisce. In futuro vi sarà una trasformazione degli attuali processi di customers service, il cliente non esprimerà più solo critiche o consigli, ma idee progettuali remunerate. La progettazione dei servizi e dei prodotti diventerà quindi frutto dell’intelligenza collettiva.
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Questo post è scritto da Umberto Fabbri










































