Forse non è lo slogan giusto per Cynar, ma ci sono stati tanti casi in cui i brand hanno dovuto fare i conti con impreviste reazioni dei propri fan/follower…

Un sito web senza moderazione apre la strada ad un boomerang:

Cynar: la campagna web

 

Alla fine è andata nel peggiore dei modi: la campagna e qualsiasi riferimento a essa sono scomparsi dal sito web di Cynar, insieme alla galleria che avevamo linkato nella versione originale del post, che potete leggere qui sotto.

Cynar: la campagna web “Contro i finali pesanti” inondata d’insulti

Nella mente degli addetti al marketing di Cynar, la campagna intitolata “Contro i finali pesanti”doveva essere un modo per riscrivere gli epiloghi delle storie più tristi, ma di fatto si è trasformato in un clamoroso boomerang per il liquore a base di carciofo. Complice l’assenza di moderazione, lo spazio è stato letteralmente preso d’assalto da diversi buontemponi, che hanno preferito sfruttarlo per scrivere insulti di vario genere, incluse prese in giro alla stessa Cynar nominando alcuni concorrenti.

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Ci vuole moderazione

Purtroppo per Cynar, episodi del genere possono trasformarsi in una vera e propria bomba a orologeria, pronta a esplodere da un momento all’altro come puntualmente è successo. Impossibile pensare che tutte le persone in giro per il web colgano correttamente lo spirito dell’iniziativa, magari non necessariamente in malafede cedendo per un attimo a un pizzico di goliardia. Da qui la necessità di filtrare i contenuti inviati, per non incorrere in incresciosi incidenti come quello che è successo in queste ore.

Si potrebbe anche pensare ad un’operazione quasi organizzata in cui si è approfittato di una “leggerezza” o alla poca maturità dell’utente come si legge su http://www.ninjamarketing.it/2013/05/21/cynar-e-la-user-generated-content-alla-fine-lutente-diventera-maturo/ , ma una cosa è certa il danno di immagine c’è stato.

 

Facile cogliere l’attimo

I competitor non hanno perso tempo, ed è sicuramente geniale il commento fatto da amaro Montenegro che ha rubato una screenshot

ripostandola nella propria fan page…

Il precedente celebre

A parziale consolazione, possiamo dire che in Italia non siamo i soli a sottovalutare gli effetti di campagne del genere: quella indetta da Mountain Dew per stabilire il nome della sua nuova bibita, fu infatti presa letteralmente d’assalto facendo arrivare nomi come Diabeetus, Hitler Did Nothing Wrong e altri in cima alle preferenze. All’epoca, stiamo parlando di metà 2012, ci fu anche uno scambio di accuse tra Reddit e 4chan su chi avesse effettuato la marachella.

Soprattutto gli amanti degli equini ricorderanno la notizia: ”Trovata carne di cavallo al posto di quella di manzo“. Tra le aziende maggiormente coinvolte nello scandalo c’è Findus, la quale ha pensato (giustamente) di chiedere scusa ai suoi consumatori attraverso la pagina Facebook, commettendo tuttavia due leggerezze tipiche di un marketing molto burocratico e ancora stupito di fronte all’ascesa di questi rivoluzionari strumenti portati dagli alieni:

1. Tempistiche: ha aspettato dieci giorni. Probabilmente troppi. Management, marketing, pr… prendere decisioni sul da farsi in modo più repentino, no?

2. Metodologia: un comunicato stampa nudo e crudo. No link, no immagini. Freddo, formale.

Meglio invece Tesco, anch’essa coinvolta nel problema:

tesco-facebook-scandalo-lasagne

Chiaro. Semplice. Efficace. La gente voleva scuse, eccole. Mi ricorda il caso di moltissimi anni fa, in Francia, quando la Perrier (l’acqua) era costata l’ospedale ad alcune persone causa avvelenamento di alcune bottiglie (per la cronaca: l’avevano risolta coivolgendo il più grande stratega-creativo del paese, con una pubblicità in cui una goccia di condensa sulla bottiglia Perrier scende fino a formare una lacrima. Chiude la scritta: siamo spiacenti! Vendite di nuovo
in ripresa, e fine della storia).

Conseguenze?
Se il comunicato stampa pubblicato da Findus ha scatenato l’indignazione degli utenti, l’immagine “We apologise” scelta da Tesco ha al contrario guadagnato più di 10 mila “mi piace”.

Chiedere scusa è un’arte, e trasmettere sincerità e umanità sono le regole fondamentali per essere perdonati sul Web!

 

Altro caso è quello di Parah che dopo la sfilata della nuova testimonial Nicole Minetti ha avuto un eccesso di  Fan scalmanati nella sua pagina FB: lapidazione.

Migliaia di commenti, molti oscillano su questa lunghezza d’onda:

“che tristezza”

“siete l’esempio di un marketing di tipo accattone”

“non penso che prenderò più i vostri prodotti”

parah-pagina-facebook

Il managament/press dell’azienda in un primo momento era intervenuto così:

“Sì, volevamo la vostra attenzione”

commenti pagina facebook parah nicole minetti

L’esperienza di Parah sarà ricordata come un caso di studio negativo (la scelta marketing, la rivendicazione su Facebook) o l’ennesima conferma che purché se ne parli ?

Via: http://www.promobit.com/blog // http://www.downloadblog.it/post

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