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Nome?
Gianluca Menna

Azienda?
Attualmente in dm3 – digital media srl Roma (http://www.dm3.it)

Potresti riassumere in poche righe il tuo profilo professionale e il tuo lavoro.
Sono un art director e mi occupo di new business e strategie creative.

Come interpreti il cambiamento della comunicazione e cosa consideri un modo di comunicare “non convenzionale”?
Più che cambiamento parlerei di evoluzione naturale; assimilate e digerite le conoscenze dei nuovi media questi vengono usati per veicolare messaggi commerciali verso un pubblico evoluto e sensibile. Ma non solo. Per non convenzionale io intendo un approccio laterale ad un mezzo di comunicazione esistente o nuovo. La prossima “vittima” sarà la televisione.

Concetti quali ambient, guerrilla, viral, buzz sono realmente efficaci o sono di gran moda?
Sono efficaci se progettati in un’ottica di reale cross media sulla base di un concept comune.

Come questo cambiamento influenza la genesi di un concept creativo?
Il concept che comprenda una campagna unconventional e cross media deve necessariamente essere facile da declinare e di grande impatto. Una “big idea” insomma. La fase del brainstorming alla quale in dm3 partecipiamo tutti, nessunio escluso, è fondamentale. E se non basta continuiamo la sera nei pub con una buona birra irlandese davanti perchè prima di essere colleghi siamo soprattutto buoni amici.

Sono necessarie nuove figure professionali, profondi conoscitori dei nuovi media: un ponte tra il vecchio e il nuovo?
Il media planner e il media buyer devono senz’altro affrontare ed esplorare nuovi e più complessi scenari. La multicanalità richiede una profonda conoscenza dei limiti e della efficacia dei media scelti e capacità di organizzazione sulle tempistiche e il tipo di supporto.

Quanto l’interazione tra le varie discipline artistiche influenza la creatività di oggi?
Oggi, più di ieri, potrebbe essere necessaria la consulenza di psicologi, criminologi e sociologi che interagiscano con i creativi per verificare le possibili reazioni e sensazioni di chi riceve il messaggio.
In questo senso interagire con l’arte che ha un forte potere emozionale, evocativo e creativo è una strada percorribile a patto di non identificare la campagna stessa con le opere dell’artista altrimenti si rischia l’effetto “ready made”.

Credi che ci sia interazione o ancora troppa lontananza tra chi lavora nell’ interactive-web e chi per le campagne stampa e televisive?
Dovrà esserci interazione tenendo presente che media diversi possono avere target diversi ma a volte trasversali. In un’ottica cross media i media passivi come la tv, la radio e la stampa possono invitare all’interattività via web, via fonia mobile o fissa, via game console. Un esempio concreto sono i datamatrix recentemente comparsi timidamente sulle print ads sono il call to action, lo sforzo di far diventare ipertestuale un messaggio statico, prima ancora dell’azione vera e propria di acquisto o consumo.

Le agenzie pubblicitarie hanno davvero compreso il cambiamento o sono ancora in una fase di transizione?

C’è una fase di transizione in cui le piccole realtà, come sempre, si muovono in maniera più snella e coraggiosa come dm3. Le grandi realtà credo si stiano attrezzando e informando al fine di aprire o integrare dei reparti ad hoc, magari incubando, come spesso accade, le piccole agenzie o parte di esse.

Una buona idea di base può essere applicabile ai vari media o ci sono concept destinati ad un unico mezzo?
Dipende dal concept. Una ottima idea concepita per un spot è difficile, a volte impossibile, da rendere bene in un singolo frame di una print ad o nelle parole e suoni di un radio ma potrebbe invece andare bene per un banner web. In questo senso bisogna prevedere a monte le possibili declinazioni e trovare un “umbrella concept”.

Potresti illustrare alcuni progetti a cui hai collaborato o di cui sei stato protagonista che reputi particolarmente riusciti e descrivine i punti chiave.
Aver distribuito gratuitamente via posta convenzionale in Italia Germania e Francia tramite un foto-blog un adesivo di 20 centimetri con su scritto “Parcheggi male.” per i parcheggiatori indisciplinati.
Aver bloccato la tangenziale di una delle principali città italiane con conseguente rumor (non posso rivelare il cliente);
Aver creato una banconota che non esiste ancora. (non posso rivelare il cliente, è una gara ancora in corso!)

Come giudichi il fatto che il neo Presidente americano abbia chiesto all’inventore di Facebook consigli sulle sue strategie comunicative?
“Change” è un grande concept prima ancora di un claim che racchiude nella sua sinteticità tutta e l’energia della reale voglia di fare qualcosa di nuovo.
Queste presidenziali USA sono state una campagna 2.0 a tutti gli effetti e la cosa più sorprendente e davvero virale per me è stata quella di guadagnarsi simpatizzanti in ogni parte del globo tramite il passaparola del cambio di status su facebook quasi simultaneo di migliaia di persone. Mi ha affascinato e divertito e credo lo ricorderanno in molti per molto tempo.La tua citazione preferita?
E’ il titolo di un libro di Beau Fraser, David Bernstein e Bill Schwab: “A morte le vacche sacre. Perché seguire le vecchie regole non porta sempre al successo.”Hai partecipato allo Iab Forum 2008?
No.Che cosa ti ha colpito di più in questi ultimi tempi
(campagna, idea, brand, installazione artistica, evento, strategia o quant’altro…)

Aldilà dei casi specifici mi ha colpito favorevolmente la voglia di evolvere la comunicazione e le nuove strade intraprese, l’ advertising multidiscplinare, quello user generated e quei clienti che ne hanno reso possibile la realizzazione.Come si svolge la tua giornata lavorativa tipo?
Premetto che amo il mio lavoro e che ogni giorno in agenzia per me è piacevole. Di solito mentre percorro a piedi la strada per raggiungere l’agenzia leggo velocemente il giornale in particolare le notizie di economia e guardo divertito le nuove print ads. (!!!)
In dm3 arrivo presto, prendo un caffè, commmento le notizie con i colleghi mentre avvio i computer.
Se è lunedì almeno un’ora è dedicata al progress settimanale assieme al ceo Giuliano Palombo e al direttore creativo Alessio Leoncini con i quali condivido la mia job list.
I miei colleghi sono tutti molto giovani, molto creativi e provengono dalle esperienze più diverse il che ci consente un piacevole e continuo interscambio di idee.
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