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Nel 2007, appena due anni dopo il lancio di YouTube, il co-fondatore e partner di The Brainstorm Club, Jonas Arnby, diresse un video per Quiksilver che sarebbe diventato rapidamente un successo virale in rete. Il breve filmato, della durata di circa 80 secondi, mostra un gruppo di ragazzi intorno a un lago: uno di loro rema su una tavola da surf verso il centro dello specchio d’acqua, mentre un altro, da un ponte, accende e lancia un presunto candelotto di dinamite. L’esplosione genera un’onda che il surfista cavalca con destrezza.


1. L’idea: mescolare realtà e finzione

Il concept di questa “pubblicità non convenzionale” venne sviluppato da Simon Wooller, direttore creativo presso Saatchi & Saatchi. L’intento era confondere i confini tra ciò che è reale e ciò che è finzione: le scene, infatti, appaiono girate con un cellulare a bassa risoluzione, come se fossero riprese amatoriali di un episodio realmente accaduto. L’impatto è volutamente “ruvido” e dall’aspetto improvvisato, così da incuriosire e sorprendere chi guardava il video sul nascente mondo dei social media.


2. Una produzione ad alto tasso di professionalità

Nonostante l’aspetto volutamente “sgranato”, il video è stato girato con telecamere ad alta definizione e successivamente manipolato in post-produzione. Ecco alcuni dettagli tecnici:

  • Location: le riprese principali si sono svolte per tre giorni sul Dronning Louise Bridge, al di sopra del lago Sortedams, a Copenaghen (Danimarca).
  • Scena dell’esplosione: la detonazione e l’onda sono state girate separatamente su una costa danese deserta, con l’assistenza di un’azienda specializzata in effetti pirotecnici.
  • Montaggio e post-produzione: le varie sequenze sono state poi combinate e “degradate” digitalmente con il software Flame, per ricreare l’effetto di un filmato rubato da cellulare.
  • Tempistiche: il lavoro di post-produzione ha richiesto circa 100 ore, a riprova dell’impegno professionale dietro questo “falso video amatoriale”.

3. L’impatto: come si crea un video virale

Secondo Simon Wooller, il successo del video è dipeso in buona parte dal suo appeal verso quella che definì la “YouTube generation”, ovvero un pubblico giovane, abituato a cercare e condividere contenuti sensazionali su piattaforme come MySpace e, appunto, YouTube. In pochi giorni, l’effetto passaparola ha fatto impennare le visualizzazioni, superando i dieci milioni di click.

3.1 Il dibattito sull’autenticità

L’efficacia del video è stata alimentata dal dubbio collettivo: “È tutto vero o è un fake ben realizzato?” Alcuni spettatori hanno creduto che gli eventi si fossero davvero svolti in un’unica sequenza, provando addirittura a replicare il “trucco” con esiti potenzialmente pericolosi. Proprio questo punto ha acceso dibattiti sulla responsabilità dei creatori: quando un contenuto così realistico viene diffuso, la linea tra finzione pubblicitaria e imitazione reale può diventare sottile.

3.2 Pubblicità non convenzionale e viralità

Il video esprime appieno il concetto di “viral marketing”: un contenuto sorprendente e ambiguo, capace di diffondersi autonomamente grazie all’entusiasmo del pubblico. Nel 2007, YouTube era ancora agli albori, ma già si intravedevano le potenzialità di una comunicazione più libera, svincolata dai media tradizionali. Per Quiksilver, l’operazione ha creato un’enorme risonanza internazionale, legando il brand allo spirito d’avventura e alla cultura giovanile del surf.


4. Conclusioni

Questo “video della dinamite” diretto da Jonas Arnby per Quiksilver rimane un caso emblematico della pubblicità virale di inizio anni Duemila. Da un lato, ha messo in luce la capacità di alcune agenzie creative (come Saatchi & Saatchi) di anticipare i trend dei social media, realizzando contenuti pensati per la condivisione online. Dall’altro, ha sollevato questioni su autenticità, responsabilità e possibili conseguenze legate a produzioni che “simulano” situazioni pericolose.

La forza di questo progetto risiede nell’intuizione di camuffare uno spot pubblicitario in semplice footage amatoriale, coinvolgendo le persone nella ricerca di risposte (“È vero o no?”) e nel piacere della sorpresa. In un’epoca in cui anche le produzioni a basso costo potevano diventare fenomeni virali, il caso Quiksilver ha dimostrato quanto una buona idea e la giusta strategia possano fare la differenza, marcando una tappa fondamentale nello sviluppo del marketing digitale.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-436851/Fake-surfer-ad-nets-millions-web-hits.html

Dopo il buon successo del video Quiksilver del 2007 – dove l’uso della dinamite e la cavalcata di un’onda erano inscenati ad arte per creare un corto virale – alcuni content creator hanno replicato la formula, pubblicando video con dinamite e tavole da surf.

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