Nome?
Stefano Colombo

Azienda?
Publicis

Potresti riassumere in poche righe il tuo profilo professionale e il tuo lavoro.
Dopo essermi laureato alla Parsons school of Design nell’85 faccio una breve ma significativa esperienza di lavoro a New York. A Milano entro imposto il mio percorso professionale in diverse agenzie internazionali: JWT, Pirella Lowe, BJKE per approdare in McCann dove rimango per diversi anni. Nel ’92 ottengo il massimo riconoscimento professionale: il Gran Prix di Cannes per Levi’s. Oggi sono un Direttore Creativo di Publicis.

Come interpreti il cambiamento della comunicazione e cosa consideri un modo di comunicare “non convenzionale”? Concetti quali ambient, guerrilla, viral, buzz sono realmente efficaci o sono di gran moda?
La comunicazione non tradizianale è uno sviluppo necessario del nostro mestiere. L’evoluzione dei costumi, dei media e il modo in cui i consumatori approcciano i media stessi ci obbliga a ripensare e reinventare il messaggio pubblicitario.
Guerrilla Marketing, viral e buzz sono strumenti di comunicazione efficaci se usati sapientemente all’interno di una strategia di comunicazione in cui sono chiari gli obbiettivi dlla marca. Tutto il digital, inoltre, ci permette di poter sperimentare, senza grandi costi produttivi, degli approcci di comunicazione che se non funzionano possono essere cambiati in tempo reale.

Come questo cambiamento influenza la genesi di un concept creativo?
Sono necessarie nuove figure professionali, profondi conoscitori dei nuovi media: un ponte tra il vecchio e il nuovo?

Quanto l’interazione tra le varie discipline artistiche influenza la creatività di oggi?

La creatività deve essere funzionale a questo tipo di scenario. Rimane valido l’embrione, il concept creativo possibilmente legato ad un isight e saldamente ancorato ad una strategia di marca. L’evoluzione di cui si parlava prima necessita un’upgrade anche del modo in cui si imposta un progetto di comunicazione.
I giovani che escono oggi dalle scuole di comunicazione sono già mentalmente più preparati ad affrontare questo tipo di lavoro. I giovani sono abituati a comunicare col telefonino a mandare messaggi ad usare youtube e facebook oppure a cogliere quei metasegnali sul territorio che ammiccano ad una storia di marca. E’ proprio l’interazione tra i due mondi Virtuale e Reale, On line e Off line che determina la strategia di marca migliore. Per far questo occorre avere un team strategico-creativo in grado di gestire la comunicazione in un panorama così complesso anche a fronte di un consumatore sempre più smaliziato e informato.

Credi che ci sia interazione o ancora troppa lontananza tra chi lavora nell’ interactiveweb
e chi per le campagne stampa e televisive?

Diciamo che l’integrazione dovrebbe essere totale e nelle agenzie si fatica a lavorare in sinergia.

Le agenzie pubblicitarie hanno davvero compreso il cambiamento o sono ancora in una fase di transizione?
In teoria le agenzie hanno compreso perfettamente cosa comporta il nuovo corso. L’agenzia 2.0 ancora non esiste, almeno in Italia che io sappia. All’estero la struttura che ha cercato di dare una risposta a questo tipo di lavoro nasce in Canada. Taxi è l’esempio pratico di come si potrebbe strutturare un’agenzia; tra l’altro mi sembra che stia avendo un certo successo anche da un punto di vista di business visto che ha aperto anche a New York.

Una buona idea di base può essere applicabile ai vari media o ci sono concept destinati
ad un unico mezzo?

The Big Idea, di cui si parlava anche nel promuovere Cannes di quest’anno, è senza dubbio trasversale e sfruttabile crossmedia.

Potresti illustrare alcuni progetti a cui hai collaborato o di cui sei stato protagonista che
reputi particolarmente riusciti e descrivine i punti chiave.

Credo che “hype” sia stato il progetto di comunicazione più interessante che abbia affrontato. Si trattava di lanciare una temporary gallery aperta a tutti i giovani artisti, fotografi, designer. I lavori degli artisti venivano stampati in diretta su stampanti grande formato Hp. Il target particolarmente sofisticato e colto doveva essere raggiunto da una comunicazione selettiva e accattivante. Ho lavorato per circa un anno al progetto con un piccolo manipolo di creativi , attingendo dove occorreva a specialisti. Mi sono occupato di selezionare degli artisti che facessero da “apripista” alla galleria con l’aiuto di un professionista del settore; abbiamo lavorato con un’architetto per progettare la struttura espositiva; abbiamo progettato delle performance per l’evento di apertura della galleria; ho lavorato con la stampa di settore e le pr per promuovere l’iniziativa; abbiamo interagito con blog di settore e abbiamo risposto alle domande che ci venivano fatte dalla rete; abbiamo seminato curiosità e interesse attraverso azioni di guerrilla sul territorio; siamo andati nelle scuole e abbiamo sparso il verbo; abbiamo creato un sito in evoluzione continua che esponeva virtualmente quello che veniva stampato in galleria. Insomma, un’esperienza ricca e unica nel suo genere. La cosa più interessante è stata la risposta delle persone: 1738 le opere pervenute, 3300 i visitatori della mostra reale, 45.000 gli accessi al sito in poche settimane.

Come giudichi il fatto che il neo Presidente americano abbia chiesto all’inventore di Facebook consigli sulle sue strategie comunicative?
Obama ha le idee molto chiare su come muoversi e come comunicare nel 21°secolo. Solo l’altro giorno leggevo sul NY Times un’articolo che commentava come Obama amasse il suo Blackberry e del fatto che dopo la lunga campagna elettorale avrà finalmente modo di riposare i suoi pollici. La foto riprendeva il neopresidente eletto sdraiato su un divano impegnato a messaggiare.
Non mi stupisce, dunque, che abbia anche delle strategie di comunicazione su FB visto la mole di persone che interagiscono, si parlano, e discutono. Presidiare la rete diventa un’obbiettivo fondamentale per l’immagine del presidente USA. Detto questo è meglio non fare paragoni con l’Italia. Qui regna ancora la legge dei gpr visto che l’interesse economico e politico è decisamente a favore delle reti televisive.

La tua citazione preferita?
Non amo le citazioni, spiacente.

Hai partecipato allo Iab Forum 2008?
No

Che cosa ti ha colpito di più in questi ultimi tempi (campagna, idea, brand, installazione artistica, evento, strategia o quant’altro…)
Posso dire che mi ha colpito più di ogni altra cosa Steve Jobs. L’altro giorno un’amico e collega mi ha letteralmente illuminato sulle possibilità incredibili dell’Iphone. Non è solamnete un gadget è un nuovo modo di usare la rete, di ascoltare musica, di lavorare, di esplorare, di prendere appunti. L’oggetto in sé è sicuramente accattivante ma la sua unicità sta nello stuolo di sviluppatori che inventano continuamente nuove applicativi che sfruttano le caratteristiche tecniche dell’Iphone. Sarà the next big thing?

Come si svolge la tua giornata lavorativa tipo?
Non so se la mia giornata tipo possa definirsi interessante. Sicuramente è frenetica. Il mio lavoro implica un’intenso scambio con il reparto contatto e con i creativi. Passo molto tempo sulla rete dove trovo molti aggiornamenti professionali e stimoli creativi. La sera arriva in un lampo.

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